Un'immersione profonda
Dove i gesti diventano parole, storie e rinascite
Inauguro questa mia prima newsletter su Substack con un po’ di emozione. Ho rimandato più e più volte, nascondendomi dietro la scusa del tempo (a chi non manca?). Oggi è il 24 aprile e per me è una data importante. Segna un inizio di 14 anni fa, quando ho scritto un nuovo capitolo della mia vita lavorativa e che, in qualche modo, ha segnato anche un’evoluzione personale. E poi è vicina al 25 Aprile, da sempre data simbolo di libertà, evoluzione e prospettiva.
Quindi, eccomi.
Cominciamo.
In primavera rinasco. Mi risveglio dal letargo invernale e mi sento rifiorire, nonostante un senso di smarrimento e stanchezza mentale, legato soprattutto al lavoro. Se ne parla ancora troppo poco in pubblico, ma che invece risuona tra le chiacchiere private tra persone, che riescono ad ammetterlo, ma senza riuscire bene a definirlo, proprio come me.
La stanchezza contemporanea non nasce dal troppo lavoro, ma dal sospetto che quel lavoro non serva a niente. (…) È una stanchezza metafisica molto prima che muscolare, ed è questo che la rende così difficile da curare.
Di questa stanchezza metafisica ne sento parlare spesso da due diversi punti di vista: dalle persone con cui collaboro e nei team nei quali partecipo questo senso è sentito e vissuto. E da chi è al comando e alla guida è solo come qualcosa di visto, osservato, sopportato. Che sia esperito in modo diretto oppure osservato, resta qualcosa di non ben definito. Eppure non possiamo fare a meno di riconoscerlo: emerge in silenzio, ma prepotente.
Io stessa mi sono nascosta dietro scuse, ignorando i segnali e buttandomi a capofitto del fare, convinta che la performance potesse arginare questo malessere e farmi mantenere il controllo. E non sono la sola.
Cosa succederebbe se provassimo a osservare per davvero quello che accade dentro e intorno a noi?
Qualche settimana fa, ho partecipato a un laboratorio di danza movimento terapia e teatro della spontaneità “corpi in rinascita”, con Michele Poletti ed Elisabetta Ranghino:
«Nel teatro della spontaneità le storie affiorano vive e nella danzaterapia il corpo ricorda la via del suo rifiorire».
Proprio durante la pratica, mi sono resa conto di quanto ogni gesto sia diventato parola. A un certo punto, è stato il mio corpo a darmi le parole giuste. O meglio, a darmi buone domande per dare il senso e per definire cosa stessi vivendo.
Sono una che pensa con il corpo. Mentre cucino, mentre faccio l’orto sul balcone, mentre cammino, ballo o sistemo casa, la mia mente inizia a viaggiare, vagare, collegare, generare idee che poi diventano, si trasformano, generano altro. E allora poi scrivo. Ho ricominciato a scrivere con le mani quello che affiora in superficie mentre penso con il corpo. E ho pure riscoperto la gioia di far fluire parole per farle diventare storie. Negli ultimi mesi, sto scrivendo tanto, non per lavoro, ma per me, per far nascere storie e, da quelle, farne nascere altre e altre ancora. Ho riscoperto il piacere di scrivere con le mani, e non solo con la tastiera, a voce scalza, come direbbe Simona Sciancalepore.
Credo sia fondamentale riprenderci il tempo e lo spazio per rallentare, per fermarci, per rimettere ordine tra le cose e rimettere in discussione regole che non ci appartengono più o che mai ci sono appartenute. E riprenderci lo spazio di scegliere cosa scegliere e quale (altro) passo compiere. E di respirare a lungo, per ritrovare senso e ritrovarsi, ed essere presenti come persone, come team, come organizzazioni. Anche il benessere può essere progettato.
A volte, basta cambiare punto di vista, inclinarsi di lato e muoversi. Perché a restare immobili si rischia di cadere.
Buon 25 Aprile per domani.
A presto,
Tatiana
Cose belle
Le cose belle vanno condivise.
Sto leggendo
Ho iniziato Gwyneth. La biografia di Amy Odell e Le parole sono finestre (oppure muri) di Bertram Rosenberg Marshall.
Sto ascoltando
Una mattina, un podcast per raccontare, bene, la Resistenza; un anno alla volta. Di Luca Misculin.
Tra i miei soliti ascolti ci sono Wilson, Amare parole, Morning, tutti podcast de Il Post. Qualche giorno fa mi sono goduta Tienimi Wilson in occasione di Voices Torino.
PS: se non hai un abbonamento a Il Post, scrivimi. Posso regalarti un mese oppure una puntata dei podcast riservati a chi ha un abbonamento.
Sto guardando
Ho iniziato One piece e nei prossimi giorni mi immergerò in The Pitt, seconda stagione (non vedo l’ora. E ne riparlerò). Ho letto che si parla di salute mentale, tema a me molto caro e di cui ho scritto tempo fa, partendo da un’altra serie TV.
Sto pensando con le mani
Per spettinarmi i pensieri, faccio andare le mani in cucina, nell’orto in balcone, nella cura delle mille piante che ho ovunque. E mentre penso, creo
[in cucina] Con l’aglio orsino ho fatto il pesto e l’olio aromatizzato (con cui ho fatto una maionese spaziale)
Acquisti
(Ho rubato l’idea rubata a Domitilla Ferrari e a Il Post)
Ho comprato dal mio fornitore del cuore altre erbe aromatiche e qualche piantina per arricchire il mio orto in balcone: rafano, rabarbaro, pomodori in diverse varietà, pipernia (timo selvatico), coriandolo, acetosa, santoreggia e artemisia.
Ho acquistato il corso di panificazione di Myriam Sabolla (e non vedo l’ora di)
Se vuoi darmi un feedback, puoi scrivermi. Oppure puoi lasciare un commento o un cuore (o entrambi) per spronarmi a continuare e a fare meglio. Leggo tutto, rispondo sempre e faccio tesoro di ogni consiglio. Grazie!
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Qui si pratica un linguaggio ampio e rispettoso. Non stupirti se non vedrai il maschile sovraesteso.

